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L’albero del miele pubblicato su mensile “Bienen Aktuell” luglio e agosto 2012

01 Lug

L’albero del miele pubblicato su mensile “Bienen Aktuell” luglio e agosto 2012

Già il nome dell’Albero del miele – in Inghilterra e nell’America Settentrionale viene chiamato beebee-tree – parla del valore speciale di questo arbusto, che è stato introdotto dalle nostre parti più di cento anni fà come “manna” autunnale per favorire l’apicoltura.....

Già il nome dell’Albero del miele – in Inghilterra e nell’America Settentrionale viene chiamato beebee-tree – parla del valore speciale di questo arbusto, che è stato introdotto dalle nostre parti più di cento anni fà come “manna” autunnale per favorire l’apicoltura. L’albero fornisce un meraviglioso nettare, ragione per cui in Ungheria viene chiamato “albero di miele”. In seguito descriveremo questa pianta caducifoglie oggigiorno coltivata solo raramente, e il suo forte impatto sull’allevamento delle api. La specie Evodia (orig. Euodia) è originaria dell’Asia orientale, dove è diffusa soprattutto in Cina e sulle isole del Pacifico. È presente anche in Giappone, Australia e in Africa. Nel frattempo ha messo piede anche in America, da dove ha trovato la via per l’Europa, soprattutto per tramite i semi. Fa parte delle rutaceae, come tra altri il limone. Il termine “eudas” indica il legno fragrante e quindi contraddice il nome tedesco della pianta, che tradotto in italiano sarebbe “frassino puzzolente”, in quanto il nome composto da “eu” = buono e “odia” = profumo richiama l’odore gradevole dei fiori e delle foglie. Ovviamente tra le 45 specie della pianta c’è qualcuna di buon odore e altre dal profumo meno forte.
Fleischmann, apicoltore defunto viennese, negli anni 90 del secolo scorso ha raccolto dei pensieri preziosi circa la nostra pianta fino ad allora poco conosciuta.

Varietà della specie Evodia
Jost Fitschen (1987)

La specie Evodia (già Euodia, Euwodia) comprende 45 varietà tropiche di sembianza molto simile tra di loro.
Dalle nostre parti, in Europa centrale, da pochi decenni si trovano qualche varietà, tra cui la E. hupehensis e la E. daniellii (anche Tetradium daniellii) sono le più importanti. La E. Velutina da noi è rara. Le ultime due varietà menzionate sono ritenute sensibili al gelo.
Le piante appartenenti a questa specie hanno foglie composte, opposte e imparipennate, lunghe da 20 a 30 cm, che cadono in autunno. Le foglioline presentano un odore aromatico. Le foglie controluce, al margine si notano ghiandole resinifere puntiformi contenenti oli eterei. Se colpite direttamente dal sole diffondono un forte aroma nell’aria.

Si tratta di arbusti e alberi sempreverdi o caducifogli che a causa delle foglie composte assomigliano notevolmente al nostro frassino comune (excelsior). I germogli annuali di queste specie inizialmente sono coperti di una peluria grigiastra e fitta. A causa delle foglie e del loro odore, la pianta veniva chiamata “frassino puzzolente” nelle sue aree di maggior diffusione. Le foglie composte, opposte e imparipennate presentano forme diversificate e rispetto al frassino sono maggiormente ovaliformi e largamente lanceolate; inoltre risultano più coriacee. Le specie caducifoglie da noi introdotte in autunno colorano di giallo le foglie.

Habitat

La pianta predilige terreni mediamente fertili, ben aerati, ricchi di elementi nutritivi, di medio impasto, con una buona capacità di assorbimento idrico; di contro, teme periodi di siccità prolungati. Quindi bene nelle depressioni del terreno, con esposizioni settentrionali e ben illuminate o nelle zone ombreggiate alla base di altre fasce boscate; sono quindi da evitare esposizioni meridionali, il soleggiamento diretto, terreni con ristagno idrico e la concimazione chimica. fasi iniziali, le giovani piantine devono essere coltivate in consociazione con alberi più grandi ombreggianti, i quali dovranno essere progressivamente allontanati nel corso del ciclo produttivo per garantire un maggior soleggiamento.è molto importante per lo sviluppo del nettare. L’albero del miele presenta una buona resistenza al freddo, purché sia cresciuto regolarmente e con acclimatazione progressiva; può fiorire già a partire dal terzo anno di crescita.albero a rapido accrescimento, una volta raggiunta l’altezza di 10-12 m presenta diametri di 30-40 cm.Ungheria si trovano intere pendici boscate di Evodia che si diffondono naturalmente tramite la diffusione del seme.

Dai millefiori
Piante monoica a fiori monosessuali, riuniti in infiorescenze distali ad ombrella, lunghe circa 25 cm, oppure raggruppate in una larga pannocchia.fiori sono bianchi con screziature da giallo-verde a bianco sporco e diffondono un profumo aromatico. Assomigliano notevolmente alle infiorescenze del sambuco.polline è giallo chiaro. All’interno dell’infiorescenza circa 2/3 dei fiori sono maschili; inoltre esistono anche alberi che presentano solo fiori maschili, i cui fiori si aprono prima e sono più ricchi di nettare rispetto agli altri.quanto pare basta il nettare da 3 a 5 fiori non ancora visitati dalle api, per riempire la sacca mellifica di un ape.

Le piante da vivaio
I frutti rosso bruni sono costituiti da 4 a 5 valve lunghe da 2 a 8 millimetri che a maturità si aprono a stella, simili a quelli della Paeonia, anche se di dimensioni minori.l’apertura dei frutti alla base (che avviene in ottobre – novembre) sono visibili i semi ellittici di colore nero luccicante.la germinazione i semi necessitano di un periodo di freddo; per questo motivo la conservazione durante l’inverno dovrà avvenire per esempio in un contenitore di vetro in un deposito non riscaldato, al fine di garantire una ottimale quantità di freddo. semina primaverile avrà successo solo se i semi dormienti avranno trascorso il necessario periodo di freddo.potere germinativo è comunque variabile; in caso di scarsa germinabilità è necessario effettuare stratificazioni fredde, al fine di garantire il miglior adattamento possibile al clima del luogo.riproduzione vegetativa tramite talea non sembra dare risultati ottimali.piante dovrebbero essere acquistate al termine dell’inverno e non a primavera inoltrata, in modo di garantire sul luogo di piantumazione il migliore adattamento possibile al freddo.piante giovani con un fusto sottile devono essere sostenute da un palo tutore e protette dal freddo.
La pianta forma una chioma larga e arrotondata, la corteccia è grigio-marrone. Si consiglia di eliminare i rami basali fino all’altezza di due metri da terra, per impedire una eccessiva crescita laterale.

Le foglie come criterio sistematico
Le diverse specie del genere si diversificano per il numero delle foglioline che compongono la foglia composta (possono avere da 5 a 9 foglioline). Le foglioline, di una lunghezza da 5 a 9 cm, presentano un margine finemente seghettato, hanno forma ellittica e appuntita all’apice.pagina superiore è lucida e glabra, mentre quella inferiore è verde chiaro e opaca. Le foglie secche sono simili a quelle dell’alloro e del noce.picciolo può essere tendente al rosso. Lungo la nervatura centrale sulla pagina inferiore e in prossimità delle biforcazioni con le nervature laterali cresce una forte peluria.le foglie presentano dei peli lunghi e crespi, allora si tratta dell’Albero del miele coreano (che può raggiungere altezze dai 4 ai 9 m).la peluria è corta e si concentra lungo la nervatura centrale, allora si tratta del Frassino puzzolente Hupeh (con altezze dai 5 ai 20 m).foglia della specie coreana, inoltre, presenta una base cordata o arrotondata ed è quasi sessile, con un picciolo molto breve.Frassino puzzolente Hupeh presenta invece una foglia a base cuneiforme con un corto picciolo.

Le foglie
Le foglie, somiglianti a quelle dell’alloro, presentano un profumo molto aromatico, quindi si potrebbe ipotizzare un loro uso come incenso e repellente contro gli insetti.la vicinanza di un albero ha già degli effetti nell’allontanamento di zanzare o insetti fastidiosi e potrebbe essere un buon rimedio per tenere lontani tali insetti dall’abitazione.foglie, una volta cadute, vengono degradate facilmente dai lombrichi, con le conseguenze positive per la fertilità del terreno.presenza di frutti oleosi rende questi alberi molto importanti come fonte di nutrimento per l’avifauna.

L’albero del miele
In Europa esistono esemplari con età fino a 100 anni, messi a dimora in parchi e giardini botanici. Sono stati introdotti molto probabilmente per la loro forte capacità nettarifera.

Per l’apicoltura
Le piante fioriscono piuttosto tardi (da luglio a metà settembre), con una variabilità legata al clima e al terreno. Il paradiso del nettare, a seconda dell’andamento meteorologico, può durare anche fino ad ottobre. Durante la fioritura, su ogni infiorescenza si possono trovare gruppi anche di 100 api. Grazie all’elevato apporto nutritivo, le api si lanciano voracemente sui singoli fiori (si possono anche trovare 3 api contemporaneamente su un singolo fiore). L’albero, a causa della tarda fioritura, costituisce per numerosi insetti un ideale supporto verso la fine della stagione vegetativa (da qui deriva il nome inglese dell’albero Beebee-Tree).America anche il tiglio americano viene chiamato allo stesso modo.

Campionessa tra le piante mellifere
L’elevata, tardiva e duratura produzione di nettare hanno spinto gli apicoltori ad introdurre questa pianta nei nostri ambienti. L’apporto nutritivo in fase autunnale è prezioso per le api, rafforzandole in previsione dello svernamento. Ci sono indizi che il fiore, durante la fioritura principale da luglio a settembre, rafforzi il ciclo riproduttivo delle api.

Resistenza al freddo
Le piante caducifoglie sopportano alle nostre latitudini temperature medie minime annue da -13° a 17°C (come l’apicoltore Klaus Fleischmann ha documentato nei dintorni di Vienna). Per quanto riguarda la resistenza invernale, esistono testimonianze di sopravvivenza a temperature fino a -25°C. In condizioni di estremo freddo, si gelano singole parti di rami, ma raramente muore l’intera pianta. Le zone frutti-viticole e le regioni temperate sono ottimali per la piantumazione; anche zone con inverni freddi si prestano comunque bene per lo sviluppo della pianta.vivai non è ancora stata riconosciuta l’importanza di questa specie. Anche il legno non è stato particolarmente valorizzato.

Medicinali

Quando penso alla salute delle nostre api, ho in mente il pregio di una pianta nettarifera. Più variegata è l’offerta nettarifera, più in salute saranno i popoli delle nostre api.api, non solo sono molto laboriose, ma il loro comportamento offre spunti interessanti anche dal punto di vista umano.api, nella loro fisiologia, non sono paragonabili ai mammiferi (ai quali appartiene anche l’uomo). Le api lavorano sempre con un forte istinto verso l’allevamento salutare delle loro larve. La loro economia basata sul principio delle scorte e dell’immagazzinamento, seleziona in modo intelligente il nutrimento ideale per riuscire a sopravvivere all’inverno. Le api adulte svernano meglio se in autunno hanno immagazzinato polline e nettare con proprietà medicinali.si pone la domanda se il nettare abbia queste proprietà benefiche non solo per le api adulte ma anche per le larve.il polline di Evodia impedisca la crescita di batteri sembra essere una cosa ormai certa.capire l’importanza di questa pianta per l’apicoltura, è lecito gettare lo sguardo sulla medicina umana. Nella medicina giapponese e cinese, i semi ed i frutti quasi maturi (probabilmente anche le foglie) vengo utilizzati nella medicina popolare. In Giappone, da anni, nella medicina generale “alternativa” (la cosiddetta medicina Kampo della fitoterapia giapponese), viene esaminata l’efficacia del succo estratto dai frutti e dai semi rossi e neri del frassino puzzolente e dell’Evodia rutaecarpa.frattempo si sono riscontrati risultati positivi nella lotta contro l’emicrania e la diarrea. Si è giunti alla conclusione che non una singola sostanza isolata, ma l’insieme dell’essudato ricavato ha un’efficienza migliore; nel senso della medicina di Paracelso, ne deriva un miscuglio di diverse sostanze con proprietà sinergiche e privo di effetti collaterali.

Proprietà terapeutiche
Nei frutti odorosi e con sapore fortemente amaro, in piccola parte anche nei fiori e nelle foglie, sono contenuti gli alcaloidi Evodiamina (deidro-evodiamina, piccole dosi di idrossi-evodiamina), Rutacarpina (un alcaloide debolmente basico chiamato fino a poco tempo fa Evocarpina), Limonina e Berberina.alcaloidi hanno un’azione antibiotica (antivirale e antibatterica), sono analgesici, astringenti, ricostituenti, diuretici, proteggono gli organi, stimolano il sistema immunitario e la contrazione dell’utero. Riducono grazie alla loro azione riscaldante la sensibilità al freddo e hanno dei benefici sul sistema cardio circolatorio.

La dissenteria delle api adulte (che si presenta con delle feci scure e liquide) nasce dal sovraccarico dell’intestino a causa del nutrimento invernale ricco di minerali (portato nell’arnia in tarda estate dai boschi). Altre cause possono essere una covata precoce con condizioni meteo fortemente variabili, un’agitazione dovuta a stress (che porta ad un apporto di nutrimento maggiore) o una vescica troppo piena.evidenziata da frequenti deiezioni di colore giallastro all’esterno della colonia può essere indice di presenza del microsporidio Nosema api in primavera o di Nosema germanae tutto l’anno.

Per la salute delle api
L’efficacia farmacologica dei principi attivi dell’Evodia è certa. Klaus Fleischmann ha sempre ipotizzato nel comportamento delle api in fase di raccolta anche una selezione basata sulle proprietà medicinali delle piante visitate (e la frequentazione massiccia dei fiori di Evodia ne sottolinea l’importanza farmacologica).è simile a ciò che accade per le piante medicinali come il timo, la melissa, la filipendula, i salici, l’achillea, il tiglio, ecc.altamente concentrati dei semi venivano utilizzati come mezzo dimagrante. Paracelso, nei suoi trattati, parlava di una efficienza medicinale inversamente proporzionale alla concentrazione.vuol dire che in quantità a bassa concentrazione di Evodiamina si ha un effetto positivo sulla digestione. Visto che nel nettare e nel polline le Evodiamine si trovano in bassa concentrazione, il loro effetto è positivo sul sistema circolatorio delle api. Gli acari parassiti di destructor portano ad uno stress energetico ed indeboliscono drasticamente il sistema immunitario delle api. Quando si verificano infezioni secondarie, le api non sono più in grado di contrastarle.virali e batteriche del tratto intestinale durante il periodo invernale e diarrea ne sono la conseguenza. I principi attivi di Evodia assunti sottoforma di nettare e polline rafforzano le difese immunitarie, combattono i disturbi intestinali e bloccano le infezioni batteriche.

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